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Storie cucite - Realizziamo il tuo libro su misura

Illustrazione di Rebecca Serchi

Il secondo inbook realizzato in collaborazione con l' Associazione Arca Comunità l' Arcobaleno
 Novità ottobre 2019
 
14,00
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L'artista Debora Antonello racconta il suo lavoro per Ranocchio

I percorsi dell'arte sono imprevedibili. Può succedere che ci si ritrovi a misurarsi per la prima volta con l'illustrazione di un albo per bambini e ritrovare lo stupore dello sguardo, la libertà nell'esprimersi e nel creare. Questo è successo a Debora Antonello, artista e illustratrice di Ranocchio, un inbook nato dalla collaborazione con Arca Associazione Comunità Arcobaleno. Un progetto inclusivo il cui testo è stato scritto da Garrulo Pappo, il gruppo di scrittura creativa dell'associazione. 

Ranocchio è il tuo primo lavoro da illustratrice, cosa ti ha spinto a sperimentarti con l'illustrazione per l'infanzia? È stata una sfida stimolante?
In verità per dieci anni ho illustrato calendari per associazioni, tra cui Libera e i miei primissimi lavori artistici erano animali fantastici. È la prima volta che illustro un albo illustrato con un progetto ampio e la ritengo una sfida stimolante, oltre al fatto che in questo caso ha un risvolto sociale interessante. 

A tuo avviso in cosa si differenzia dal tuo lavoro quotidiano di artista?
Illustrare per l'infanzia ti costringe a confrontarti con la tua parte bambina, con la libertà, il gioco e i sogni. Devi modificare il punto di vista, approcciarti al lavoro ritrovando lo stupore tipico dell'infanzia e  i colori dell'infanzia,  liberando la creatività, senza paure. L'aspetto più cerebrale del lavoro di artista passa in secondo piano.

Le tavole del libro nascono da un lavoro molto complesso.  Puoi raccontarcelo?
Quando sono stata coinvolta nel progetto, ho ricevuto non solo il testo in simboli, ma anche i disegni realizzati dai ragazzi del gruppo "Garrulo Pappo", che sono stati a volte punto di partenza e a volte punto di arrivo di una riflessione da cui poi sono scaturite le mie illustrazioni. In ognuna di esse è presente un frammento, una traccia dei disegni realizzati dai ragazzi. È stato come accogliere una presenza e renderla parte di un tutto.

Quali tecniche hai utilizzato?  
Come sempre le tecniche nel mio lavoro sono miste, dall'olio alla china, dai pastelli all' acrilico e per finire, o iniziare, il collage che mi ha permesso di integrare parte dei disegni dei ragazzi.
Il mio approccio all'illustrazione, nei colori decisi e nelle forme degli elementi, subisce anche l'influenza degli Ukiyo-e, le stampe artistiche giapponesi. Un interesse nato nei tanti viaggi in Giappone.

Qual è il ruolo del Giappone nel tuo percorso artistico?
Il ruolo del Giappone è l'inaspettato che arriva, quando non lo cerchi, e che ti apre la mente e il cuore.  È un rapporto continuativo che dura da dieci anni. È un rapporto di poche parole, ma che mi fa sentire compresa. Ho una galleria a Tokyo in cui ho esposto diverse volte e con la quale continua la collaborazione. Ho inoltre molti amici artisti giapponesi con cui ogni anno allestiamo mostre scambio Italia-Giappone.

Tornando alle illustrazioni di Ranocchio, nel progettarle c'è stata una riflessione sul tema dell'accessibilità? È un tema a te familiare?
Certamente. Credo che una delle mie prime esperienze professionali abbia avuto una grande influenza nel mio lavoro. Dai 19 ai 21 anni, durante gli anni di studio, ho lavorato in una cooperativa di recupero. Il mio compito era insegnare un mestiere a figli di genitori disagiati per reinserirli nella società. Nulla a che vedere con l'arte, ma quell'esperienza mi ha cambiato profondamente, anche dal punto di vista spirituale. Mi ha messo a contatto con la vita vera, mi ha fatto comprendere il senso più profondo della vita. Lavorando alle illustrazioni di Ranocchio ho cercato di tener presente il modo di esprimersi dei ragazzi di Garrulo Pappo, certamente più libero ed emozionale, ed entrare in questo mondo.

Illustrerai ancora per l'infanzia? 
Mi piacerebbe moltissimo è una strada affascinante con una "compiutezza" che nei miei lavori è più difficile ed ermetica come lettura. E' come ritornare a giocare.

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