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Illustrazione di Rebecca Serchi


Come tenere viva la fantasia

Tenere viva l’immaginazione contro l’impoverimento culturale
Ti è mai capitato di passeggiare per un bosco, sulla spiaggia o per le strade della tua città e notare qualcosa, un piccolo insignificante minuscolo dettaglio, ignorato da tutti ma che scatena la tua fantasia come niente prima?
Gli scrittori di Niente da dire provano a fare lo stesso con una gita in montagna. Disperati perché senza nemmeno uno straccio di idea per scrivere le loro storie, mettono in pratica una delle tecniche di scrittura suggerite da un manuale che qui nella redazione di Storie Cucite amiamo tanto: Scrivere Zen di Natalie Goldberg (Ubaldini Editore, Roma 1986).  
Natalie Goldberg, scrittrice americana e insegnante di scrittura creativa, dedica un breve ma intenso e divertente capitolo alla tecnica che lei chiama Essere turisti nella propria città.
Guardarsi attorno, soffermare lo sguardo sui dettagli, le sfumature e così mettersi nei panni di chi capita in quel luogo per la prima volta con lo stesso stupore, la stessa meraviglia che accende l’attenzione e infiamma l’immaginazione. Il segreto sta nel recuperare la capacità di rallentare, osservare per trasformare il banale in eccezionale.

Un esercizio fondamentale per lo scrittore, ma indispensabile per ognuno, a tutte le età.

E Federica Ortolan, autrice della nostra prima lettura Niente da dire, suggerisce questa necessità con umorismo e sollecita tutti noi, bambini inclusi, sull’importanza di tenere viva la fantasia come arma contro l’impoverimento culturale e le narrazioni stereotipate.

C’era una volta: a proposito di stereotipi narrativi
Non è inconsueto proporre ai bambini un’attività di scrittura e passando tra i banchi sentire uno di loro che alla domanda: “Come iniziamo?” esclama “Con c’era una volta, tutte le storie iniziano così”, come se fosse un’ovvietà a cui nessuno può e deve sottrarsi.
Quel c’era una volta, anticamera di mondi fantastici può rappresentare una gabbia che incaglia l’immaginazione in percorsi già scritti, dove non c’è spazio per variazioni sul tema.
E quindi le trame si ripetono, i ruoli dei personaggi si cristallizzano e le idee smettono di guizzare con la loro tipica vivacità per adagiarsi stanche nella routine narrativa.
I tentativi fantasiosi, a volte strampalati degli autori di Niente da dire, di risvegliare le idee rappresentano il desiderio di andare oltre, di trovare soluzioni attivando il pensiero laterale.
Ed ecco allora che non esiste la tecnica giusta o sbagliata, ma solo la libertà di esplorare ed esplorarsi riponendo la matita rossa in un cassetto.

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